Toc, toc?! Sono l'amore. Ah, sei tu che bussavi? Esatto. Che posto occupo nella tua vita? Vengo prima del tuo lavoro? Vengo prima dei tuoi amici? Vengo prima del tuo tempo libero? Cosa? Perchè venerdì avrei un impegno. Toc, toc?! Sei sempre l'amore? Esatto. Se parli da dietro la porta non si capisce niente.
Ma dove vanno a finire le anatre quando il laghetto di Central Park si ghiaccia? (Il giovane Holden)
L'invenzione dell'arte tipografica è stata una gran brutta trovata! La natura aveva saggiamente disposto che le sciocchezze degli uomini fossero passeggere, ed ecco che i libri le rendono immortali. (Charles de Montesquieu)
Porta i tuoi bla bla da un blablaologo! (Scrubs)
Tutto ciò che è inutile è sempre rispettabile, per esempio la religione, i vestiti alla moda, la conoscenza della grammatica latina. (Henry Louis Mencken)
Gli ultimi saranno i primi, ma lo sportello chiude alle 12. (Corrado Guzzanti)
Sono una schiava di Belzebù, obbedisco ai suoi voleri. Vedi qualche capra in giro? No! Perchè io le ho sacrificate tutte! (Buffy)
Senza musica, la vita sarebbe un errore. (Nietzche)
Dì ai nonni che farò tardi, e che aspetto un figlio dal demonio. Scegli tu il nome. (Gilmore Girls)
Ha appena fatto a un gay una domanda su un motore...ommioddio moriremo tutti in questa macchina!!! (Will & Grace)
Mamma, posso portarti dal mio psicanalista? Perchè crede che tu sia una mia invenzione. (Will & Grace)
La moda è una forma di bruttezza così intollerabile che siamo costretti a cambiarla ogni sei mesi. (Oscar Wilde)
Intimacy is a four syllable word for, "Here's my heart and soul, please grind them into hamburger and enjoy". (Grey's Anatomy)
Lei gli domandò in quei giorni, se era vero, come dicevano le canzoni, che l'amore può tutto. E' vero, rispose lui, ma farai bene a non crederci. (Gabriel Garcia Marquez)
Mi sento violato. E non in senso buono! (Friends)
Most of us go to our graves with our music still inside of us.
-Lo vuoi sapere qual è il problema? -Assolutamente no. Non amo i problemi, li evito quando posso, e non amo le persone che me li pongono. (Gilmore Girls)
E non mi venire a dire che sei felice, che rido fino a farmi venire un ictus. (L'ultimo bacio)
Se dio avesse assunto me, la creazione sarebbe finita giovedì. (Keeping the Faith)
-Ma vuoi che ti dica che ti amo? Vuoi che te lo dica anche se è una bugia?
-Se ti va... a me va bene... (Ma quando arrivano le ragazze?)
E quando tu mi lascerai, io mi innamorerò di cose più importanti. (Mademoieselle Boyfriend)
Sa, i miei figli vi ritengono i migliori. E grazie alla vostra musica deprimente hanno smesso finalmente di sognare un futuro che non avrei mai, mai, mai potuto offrirgli. (The Simpson)
Le anime più forti sono quelle temprate dalla sofferenza. I caratteri più solidi sono cosparsi di cicatrici. (Khalil Gibran)
È una caratteristica della mia famiglia: nessuna galleggiabilità. (Scoop)
La folla smaniava per vedere di cosa eravamo fatti. Io sapevo già di cosa eravamo fatti: ambizione, orgoglio, insoddisfazione di una vita andata storta. (The Black Dahlia)
Ragazzi, il signor McFarland domani farà lezione nella vostra classe. I più fortunati di voi stanotte moriranno nel sonno... (Will & Grace)
Devi capire che se un uomo trova attraente una donna ci va a letto anche se la odia. Se Tyra Banks mettesse sotto con la macchina mia madre e poi mi offrisse di fare sesso con lei...dovrei chiamare l'ambulanza nudo perchè mi sarei già tolto le mutande! (Scrubs)
Grazie a dio sono ateo. (Woody Allen)
Mi sento assolutamente infelice con 19 forcine ficcate dritte nel cervello. Ma pare che si debba essere eleganti o morire. (Piccole Donne)
Prima di andare vorrei proprio lasciarvi un messaggio positivo. Ma non ce l'ho. Fa lo stesso se vi lascio due messaggi negativi? (Woody Allen)
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Ti vorrei ricordare che il nostro dicembre l’abbiamo già avuto. Mi piacerebbe parlarti della rivoluzione d’ottobre, ma questa ci manca. So che vorrei dirti che è agosto, il mese più freddo dell’anno. Ma tu ascolti solo musica inglese e non ne capiresti il senso. Che siamo i figli di mezzo della storia. Una volta mi hanno detto che al lettore non bisogna spiegare tutto, una volta m’hanno detto il contrario. Poi devo essermi confusa. Forse ti piacerebbe conoscere queste perturbazioni, ma non sono io a volertene parlare. Leggerai i tuoi libri e ascolterai le tue canzoni. Vedrai i tuoi film e i tuoi amici. E non impareremo niente di noi. Un giorno scriverò una storia, me lo prometto. Un unico inizio e dieci fini. In quella storia imparerò qualcosa. Poi scriverò una lettera alla me del futuro, e se potrò andare nel passato, ci andrò per prendermi a schiaffi. Imparerò. A dare anche quando non voglio. A prendere. A provare anche quando non mi va. A dire tutto, anche le cose belle. Anche col rischio poi, di ritrovarsele in faccia al rovescio.
Brittany Murphy 1977 - 2009 U people, DON'T SAY A WORD.
U B., I hope I'll see u around the 8 MILE.
The one on the other side. I guess u'll stay there with H. now.
Thinkin' and drinkin' about life and dead.
One day I'll share my thoughts too.
Not right now, but save me a seat between u and H.
Pleeease!
…this is not a love story, it’s a story about love…
Due giorni fa sei dicembre e anche io. Oggi. Due giorni fa è già diverso. Mi sforzo di scrivere come se non lo sapessi. Metto via i mie no e tutti i tuoi sì. I miei forse e i tuoi si può fare. Ma non ti dico niente. Faccio un segno dove devo tornare. Così poi mi do ragione. E dopo mi do torto. Mi do ragione e torto insieme e nemmeno me ne accorgo. Non so di chi parlo nemmeno. Certe volte. Confondo i giorni e le parole. Conto i giorni che mancano al 2010 e non l’avevo mai fatto. Per vedere come va a finire. Quest’anno e pure questa cosa. Questo decennio e questa voglia di tornare indietro e restarci. Questo decennio che è stato di Silvestri, di Luciano, di Vasco, di Sangiorgi, di Michele Salvemini, dei Baustelle, degli Otto Ohm, di Pacifico, Gianna, Tracy, Anya, dei 24 grana e pure suo. Di quello che è finito prima di cominciare. Di quello che è iniziato male. Della ragazza da un milione di dollari, del contatto di Haggis, del giro intorno all’universo di Julie Taymor insieme ai Beatles. Di Vicky e Cristina a Barcellona, di tutti i match point che ha fatto Woody. Di Tanino, Enea e dillo con parole mie. Della cioccolata che fa ingrassare solo se la mangi coi sensi di colpa. Di tutti i film che non ho capito, anche se li guardavo con attenzione. E se non ho capito le conseguenze dell’amore sarà solo un caso. Avevo già deciso di non sottovalutarle. Dei 500 giorni di Summer. Delle sue canzoni. Del cuore a metà di chi dice meno stress e più farfalle. Di quei matti vestiti male che cantano il mondo prima. E per me non era così. Di quelli che non ho visto. Del giro d’accordi di just like heaven. Della gente che non vedrai mai più. Tanta roba da sembrare quasi niente. Di S. . Di Ammaniti e Hesse. Delle affinità elettive. Di Baricco risentito sotto il sole. Di Lloyd e Rees. Di Benni e Margherita. Dell’università e dei Glasvegas. Della sua vita a Garden State. Che mi sembra duecento anni fa. Dell’educazione sentimentale di Flaubert, che ha reso ovvia la mia maleducazione. Del mio inglese perfetto. Del magnum double di santa maradona che ancora mi fa ridere. Di santa maradona. Di tutti giù per terra che continuo a rivedere, anche quando Mastandrea va in barca a vela contromano. Di due giorni fa sei dicembre. Di Regina Specktor che canta in camera mia con gli Smiths, Stragà e Tricarico. Di tutte le cose che ho scordato.
Credevamo che tra le nostre dita sarebbe sempre corso un filo. Eravamo sicuri che tra le nostre vite ci sarebbe sempre stata una striscia lunghissima di biadesivo a unire lati distanti anni luce. Poi il filo era troppo corto e il nastro troppo sottile, ma chi lo sapeva? I pensieri di 10 anni fa stavano sdraiati su lettini piccolissimi, ma profondissimi. Li avevamo stesi annoiati e impazienti per guardarli asciugarsi in quelle giornate calde e afose in cui resta sempre un po’ tutto bagnato. Ci sembrava giusto restare lì, guardarli senza alzare un dito. Giusto come la pioggia che cade solo quando sei sotto le coperte. Giusto così, perché pure la pioggia serve. Poi dopo ti verrebbe da chiedere a chiunque che è successo. Se è stato un vuoto di memoria, o un vuoto d’aria. Accendi la tv e “lavati le mani”, la mucca è rinsavita pare, e l’aviaria è volata via. Ma caro Topo Gigio, parliamone, che si dice dell’amore?
Ve la ricordate quella canzone di Max Pezzali, allora ancora 883? Quella che parlava di ‘sta stronza gnè gnè che stava lì a tirarsela sfoggiando il suo enorme… ehm, talento. Comunque non c’entra niente. Parafrasavo. “Me le tiro”, l’illuminazione della giornata. Poi ho cominciato a cantare per assonanza e buonanotte, un po’ ti passa. Mi faccio dei filmoni colossali tipo “Ben Hur” che porco giuda ti devi mettere lì a costruire le bighe e a cucire le toghe di millemila rompicosi, ricordarti i nomi di 200 comparse e pure di quei 2 con la freccia nel culo. Invece di chiamarli “comparsa con la freccia nel culo numero uno e due”. Per amore della praticità, mica per altro. E io c’ho la pazienza e la pazzia di mettermi lì a dare ogni punto a mano, di limarle allo sfinimento quelle cazzo di ruote di bighe, e comunque neanche l’ho visto Ben Hur, chi me lo dice a me che ci sono le comparse inculate dalle frecce, tanto per dirne una. Ultimamente mi piace un sacco dire “Sì ma a me chi me lo dice che…”, credo diventerà la mia frase preferita. D’altronde a me chi me lo dice che incontrerò una frase migliore? Che poi a me i film così non mi piacciono, con le toghe e le bighe dico. Mascherati, impostati, impostori. Oh, con tutto il rispetto, sia chiaro. Però dev’essere per quello che le mie stellari pippe mentali me le immagino così, a cavallo di un carro. Perché le odio, e vaffanculo. Perché mentre me le tiro me le sento. O viceversa, ma chi se lo ricorda. Cassandra, salvami tu. Salvami, salvati, salvaci, salviamoci. Poi per me faccio come mi pare, so idem tu. Solo non credere di essere diventato improvvisamente speciale perché ti dico la verità. Quello lo faccio in continuazione.
ATTENZIONE: questo post può essere letto come un set tennistico, come scriverebbe un arabo, come l’incrocio di un maglioncino fatto a mano. Dritto e rovescio.
Beati voi se ne trovate il senso in qualunque senso di marcia.
p.s. Nessun animale è strato maltrattato per la stesura del testo.
“IO CHE CREDEVO ALLE FAVOLE E NON CAPIVO LE LOGICHE”
… però, cosa vuol dire però…
Riaggiusto i quadri nella mia testa. Da qualche tempo erano tutti storti, e a forza di guardarli di traverso m’è venuto il torcicollo. Ci siamo capiti anche male. Perché uno sguardo storto lo devi motivare. Allora li riaggiusto, li guardo, mi allontano, li sistemo. Nella mia testa ho tutto chiaro. Niente è in ordine. I problemi si sono allineati. Come le stelle, ma non così favorevoli. Ce li ho lì e li ho capiti tutti. Le soluzioni no, quelle le pesco da un barattolo che sembra un libro delle risposte scritto male. Lo sfoglio e non capisco niente. Una palla magica che s’è seccata. Forse non è neanche la mia lingua. Ci ripenso e mi ricordo d’aver sentito un uomo elargire consigli. Sullo schermo enorme di un cinema. Diceva che bisogna imparare ad amare quello che ci fa stare bene. E forse mi trovi anche d’accordo, amico mio. Ma poi qui mi fermo. Perché nella vita, come nel tuo film, quello che conta è tutta un’altra cosa. Ci vuole culo, e le chiacchiere stanno a zero.
Dicono che 10 giorni l’anno li passiamo in mezzo al traffico della città. Sommo ai 10 i 90 che sicuramente passo a cercare e vedere film e telefilm in lingua originale. Una 50ina a scrivere e diciamo altri 90 a studiare, 70 a leggere e/o suonare. Totale 310. La musica sempre sotto, incluse le ore di sonno. Quello che resta secondo me lo passiamo tutti a sparare e sentir sparare cazzate. Per esempio: vi è chiaro il fattore crocifisso? Lo vogliono nelle aule o sognano di brandirlo alle prossime cociate? A me è un concetto che sfugge. Ma sono stata breve, e tanto basta.
“SEMPRE CARO MI FU QUEST’ ERMO COLLE” ...pensami Giacomino...
Scivolo. Tra santi e falsi dei. No. Non era così. In bilico. Si sta come d’autunno sugli alberi le foglie. In bilico, dico. E se sto troppo in bilico poi scivolo. Lo faccio questo cambio di stagione o non lo faccio? Aspetto la prossima? La prossima stagione, signora mia, speriamo non sia come questa, che non sai mai come ti devi vestire. E i capelli ammosciati dal casco? È arrivato il momento di denunciare il fatto. Una costante di tutte le stagioni. A noi, ci s’ammosciano i capelli sotto al casco. Non siamo in tv, non siamo tutte pheeghe, quando mi tolgo il casco, sembra che i fratelli ciccione e merendone abbiano fatto il viaggio aggrappati alla mia testa, col solo intento di schiacciare il casco forte. Forte come quando ti rompono il manico del trolley e con l’attack spingi forte che ti s’appiccicano le dita, ma il manico del trolley no. Così forte. Che poi viene quella con cucchiaino e le istruzioni e tu la guardi con quello sguardo di chi pensa che pure ci sarebbe un altro posto in cui quel cucchiaino dovrebbe poter stare. True story. Forte dicevo insomma, girando intorno a qualcosa che non so cos’è perché quando mi giro nel letto, è alle 3 di mattina che mi vengono le idee migliori e faccio la sbruffona con me stessa dicendomi che “sì sì, ora me la segno questa idea brillante, e tu ciucciami il calzino Leo (pardi), perché quando mi sveglio lo vedrai quanto la natura è stata più cattiva con me, permettendomi però ordunque di sviluppare opere di inestimabile valore”… e non solo mi trovo ad usare parole come ordunque assolutamente a sproposito e mal accompagnate, ma anche a rivoltarmi contro me stessa. Pigra, smemorata e gradassa. Millanto cose che non intendo mantenere. Io dal letto non mi alzo. Sarà per quello che Leopardi è finito nell’antologia e io no?
“NON C’HO SONNO È INUTILE CHE STAI A CANTÀ NINNA E”
…life is a battlefield…
Dodici giorni fa restavamo ipnotizzati, immobili come se nulla di importante potesse più accadere, dopo quello che avevamo appena visto.
Come se parlare fosse una mancanza di rispetto, come se quei versi scemi che escono da ogni bocca davanti alla vista di un neonato, fossero fin troppo eloquenti.
Dodici giorni fa, faceva ancora caldissimo. Un caldo che allenta i riflessi e arriccia i capelli. Un caldo che provarsi i vestiti non è esattamente una cosa facile o felice, ed esci dai negozi più incasinata di quando sei entrata, come un brutto anatroccolo che diventa ancora più brutto.
Dodici giorni fa qui si era in trepida attesa, si facevano scommesse su quando l’ultimo membro della famiglia avrebbe fatto il suo ingresso trionfale in questo casino di mondo. Poi, come se niente fosse, bam!
Il tempo è cambiato e le facce anche. Tutti a guardare S. con la stessa espressione stupida e il sorriso ebete. Quello delle grandi occasioni.
Non dev’essere una bella sensazione per chi ha passato 9 mesi a fare le capriole nell’acqua.
I bambini si ritrovano davanti a un branco di matti che dicono parole senza senso. Piangono, ridono, ridono e piangono insieme. Capiscono subito che il mondo è un gran vaccata e che vaccata non lo puoi più dire, perché adesso ci sono loro che ti puliscono i pensieri, il vocabolario e anche le brutte giornate. Le coprono con bolle di saliva e versi strani, espressioni divertenti e pugni chiusi che usano per dirci che stanno un passo avanti a noi.
Ad ognuno di noi, il che significa almeno un milione di passi.
E quando vi svegliano di notte, è perché hanno capito come funziona.
Diecimila passi avanti quando vi fanno le smorfie e voi credete già che stiano ridendo: NON E’ POSSIBILE, ma è possibile che presto imparino a ridere di voi, cioè di noi.
Delle cose che diciamo. Di quelle parole che non vogliono dire NIENTE. Delle facce che facciamo quando siamo lì, e guardarli tutto il tempo sembra l’unica cosa possibile.
Mia nipote ha solo 12 giorni, e presto imparerà a parlare per invocare il suo sacrosanto diritto alla riservatezza.
Per dicembre, forse, imparerà anche a scrivere... giusto per chiedere a Babbo Natale una copia della Convenzione di Ginevra.
Se il cielo volesse, l’estate sarebbe anche finita. Ma il cielo non vuole, e allora dipende da dove ti metti, da come lo guardi, da quanti anni hai. E togliti da qua che ti bagni, e spostati da là che ti prendono fuoco i capelli. Il clima è volubile, o semplicemente stronzo. Dipende da quanto siete indulgenti. Io vorrei l’inverno. Quello secco, senza acqua, che fa incazzare i contadini, allarmare gli ambientalisti, e dà da parlare ai telegiornali. Chiaro e deciso. Quello col freddo quando ti svegli, che vorresti restare sotto le coperte, ma il sole ti dà una ragione per alzarti. Quello che piano piano, senza che te ne accorgi, s’è fatto buio e potrebbe essere qualunque ora, e invece è l’ora giusta. Quella della cioccolata calda e del termosifone su cui scaldarsi le mani. Quello dei film visti con la coperta addosso e solo la testa di fuori, che quando per disgrazia ti scappa di fare la pipì, per tirare fuori una mano e mettere in pausa ci pensi un’ora e poi lo fai di corsa perché oramai te la stai facendo addosso. Quello di quando escono i film migliori, e scopri la miglior musica. Quell’inverno là, con le voci attutite, le finestre chiuse, gli odori per la strada, i vetri della macchina che s’appannano… e no, non mi interessa che “non puoi portare le birkenstock”, me ne frego della vera o presunta bruttezza dei vestiti invernali, il mare lo preferisco d’inverno, e sono sinceramente convinta che si possa mangiare un gelato anche se stai congelando! Il mio animo presuntuosamente tormentato al momento non si intona affatto alla stagione in corso, peraltro lunga oltre ogni ragionevole limite, ma magari fra 1 anno, chissà. Prendete una canzone, la canzone, quella che oggi vi piace di più… dove siete? E lì che tempo fa?